Un milione di modi per ammazzare la verità

is

Sardine di tutti i mari riunitevi, è questo il grido del pastore oceanico che richiama all’appello il suo docile popolo di pecore sottomarine e capre pinnate. Anche il più tiepido commentatore televisivo oggi elogia la bellezza di vedere le piazze piene, la pacifica e spontanea partecipazione della gente che esprime le sue idee, ci fa dono del suo collettivo dissenso, aderisce a un richiamo invisibile. A dire la verità non sono mai stato un estimatore delle agorà affollate, anzi trovo poco rassicurante ogni massa, perché è altamente manovrabile da qualunque male intenzionato ed è potenzialmente pericolosa; non c’è bisogno di avere letto gli studi di Elias Canetti per sapere che nelle moltitudini il libero arbitrio del singolo si estingue in un battito di ciglia e fisicamente e psicologicamente non si è più liberi di andare dove si ritiene giusto, ma si diventa parte di un macrorganismo, parte di un applauso o uno schiaffo plateale, che sviluppa propri fini attraverso gli incontri rituali e ripetuti che come nelle religioni o nei regimi dittatoriali donano un senso illusorio di identità collettiva. Ricorrente è anche la necessità da parte delle folle di scaricare la propria formidabile energia inventandosi un nemico e avendo necessità di sfogare periodicamente la propria violenza, verbale e muscolare contro icone, simboli o semplici oggetti della quotidianità cittadina e della civile convivenza, pericolo insito in ogni assembramento periodico di persone. Come dire che in principio era l’opinione, poi venne il disastro. vi fu in origine il miraggio della democrazia, poi subentrò in un battibaleno il Caos.

Che teste vuote come carapaci di estinti gliptodonti si radunino è inquietante, dal loro attrito non può sfrigolare nessuna idea originale, tant’è che a dispetto della loro presunta neutralità questi greggi umani non fanno che ripetere il credo antisalviniano della sinistra, che è l’eco dell’antiberlusconismo e il presagio dell’antimelonismo se fosse, come già in parte lo è, Giorgia Meloni a incarnare la nuova minaccia elettorale al verbo del pd e dei suoi alleati, sbiaditi sosia, illustri fac-simili. Tanto sappiamo che l’unica acefala strategia politica che da quella parte sanno mettere in campo è ormai una sclerotizzata demonizzazione dell’avversario. Dato che è una tattica che ho visto applicare anche in scala ridotta nella mia modesta esperienza su persone dall’onestà risplendente a cui sono stati sfregiati i lineamenti della loro figura pubblica e professionale perché i soliti gruppuscoli dalle salde radici politiche potessero perseguire meglio i loro loschi fini locali, regionali o nazionali fatico a sopportare questo teleguidato coalizzarsi della gente contro qualcuno, facendo passare per rivolta morale quello che avvantaggia politicamente ed economicamente delle cricche di influenza o delle caste collaudate. Mi inquieta questa Italia in cui basta fare un rutto dal palco per radunare accoliti e raccogliere proseliti, se è bastato un profeta del vaffanculo col piglio da consumato rappresentante di cianfrusaglie e la voce ruvida e stridente di un usurato comico in pensione dall’insolenza un po’ annebbiata per fondare un movimento politico e se ora la folla barbarica del web si conferma un mare dove appena uno butta un’esca di vacue parole si radunano cospicui banchi di sardine disorientate ma pronti a muoversi in stolida sintonia con gli interessi di poteri già collaudati, inscenando i loro insignificanti balletti pubblici di pesci ossei dall’indole gregaria. Nei volti dei principali portavoce del movimento non c’è né la saldezza dell’eroe né la pura incoscienza della gioventù, c’è il vuoto pneumatico della mancanza di significati, che può andar bene in una serata goliardica, ma quando una allampanata sardina dagli occhi vitrei si erge sul pulpito per predicare, l’effetto è perturbante.

Applaudirei, invece, se qualcuno scendesse in piazza per problemi reali e ingiustizie dolorose, perché, ad esempio, fosse  fatta luce, chiarezza e giustizia anche solo per uno dei bambini costituenti il cosiddetto caso di Bibbiano, per capire quanto è diffuso questo fenomeno, perché se fosse successo anche solo a un bambino di essere stato portato via ingiustamente dalla propria famiglia, tutta l’Italia dovrebbe gridare contro questo orrore e si ci fosse il sospetto che tale abuso di potere possa essere una pratica non così rara, lì sì che si dovrebbe gridare allo scandalo, non riunirsi in massicce schiere per dichiararsi contro a un leader che da vari test elettorali e dai sondaggi sembra il più gradito dagli italiani, viene dipinto come un dittatore, mentre resta uno dei pochi a chiedere insistentemente di andare alle elezioni, e quando era al governo e ha  fatto un colpo di stato a se stesso per mandare al più presto gli italiani al voto, non mi pare il comportamento tipico di un tiranno.  Mentre i paladini della democrazia fanno i salti mortali e sperimentano acrobatiche promiscuità tra partiti che si odiavano pur di evitare il voto degli italiani, solo perché rischia di decimarli, quindi da che parte sta il vizio di un morboso attaccamento al potere?

Ora, dopo aver registrato il marchio, le scivolose Sardine si vorrebbero dare una forma più solida e istituzionale; tanto per i loro simili il mostro è sempre l’avversario, che sia lo squalo Salvini, il giaguaro Berlusconi, o qualunque altro “ministro dell’inferno”, per citare il personaggio di una tragicommedia di Marco Martinelli, perché è chiaro che dobbiamo essere da tempo sprofondati senza accorgercene nell’Ade dove regnano i morti viventi, non esseri umani reali con un loro pensiero unico e irripetibile.

Secondo me una testa pensante è in grado di controbilanciare un’intera piazza sequestrata dall’ignoranza; d’altronde già Eraclito scriveva che “Per me uno vale centomila purché sia il migliore”. Ma le turbe rosseggianti che vorrebbero imperare oggi anche a dispetto della democrazia diranno che era un filosofo nazista o fascista ante litteram. In effetti come dare loro torto, era vegetariano come Hitler e magari marciava per le vie di Efeso con la camicia nera: era detto l’Oscuro.

Emanuele Palli