Diventa facile la parte del buono, se è un consumato attore come Richard Gere a interpretare quel ruolo. Quando la recitazione esce dallo schermo ed entra nella vita, prende purtroppo il nome di ipocrisia. È semplice apparire il buon missionario di turno, staccare un attimo dalla vacanza in Toscana col figlioletto e la moglie trentanovenne, inizialmente ospiti in una villa di amici a Cecina, e organizzare un inedita variazione pseudo-umanitaria del classico soggiorno nel Bel Paese di un milionario americano. È come salire sul podio del buonismo e dire “eccomi qua”, non è difficile fare gli eroi davanti alle telecamere e ai riflettori puntati, lo sa bene lui, mettersi in posa, sfoderare un sorriso accattivante o velare gli occhi profondi ed enigmatici di qualche strato di opportuna compassione, mentre i fedeli fan attendono che il divo si esprima. E poi le opinioni di un attore possono avere una speciale rilevanza? Perché tutti dovrebbero essere pronti ad ascoltare qualcuno solo perché è un personaggio famoso e una faccia universalmente nota. Il fatto che sia un volto amato, non implica che dietro ci sia anche un pensiero strutturato o un’anima intensa e veridica. Quali titoli ha costui per dire agli italiani quali leggi approvare e quali respingere, per avere la presunzione di dedurre un mutamento quasi antropologico nel nostro popolo, giudicando i provvedimenti presi da un governo nel libero esercizio delle sue funzioni in un Paese che probabilmente conosce solo nei termini di un insieme di esclusive località per turisti di lusso. Recitare implica lo sviluppo di un’abilità, l’apprendimento di una tecnica, l’adesione a un metodo o la consapevole trasgressione di una tradizione, a volte è semplicemente un’attitudine innata che l’esperienza e la pratica affinano, non implica, e naturalmente non esclude il possesso di un’intelligenza eccezionale. Di certo ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione, ma è sempre disdicevole quando un individuo si erge a vate solo perché è risultato accattivante, bravo e convincente in un certo numero di ruoli, perché è acclamato come attore, musicista o rockstar. Penso, ad esempio, a talentuosi professionisti come Tom Cruise, che si fa occasionalmente portavoce di singolari visioni religiose, di Gwyneth Paltrow che si fa promotrice su internet di innovativi metodi di manutenzione degli spazi intimi, come la famosa sauna vaginale che ha recentemente provocato ustioni in una credula signora, come il summenzionato Richard Gere che giudica gli italiani, li trova mutati, come se, dopo l’approvazione del decreto Sicurezza non fossero più all’altezza della sua bontà e del suo buon cuore di buddhista operante per il bene dell’umanità. Il nostro Richard deve essere proprio un bodhisattva che ha promesso di non lasciare la terra finché anche l’ultimo dei mortali non avrà accesso al suo stesso Nirvana. L’arcangelo brizzolato ha però lasciato rapidamente la nave della Ong spagnola e ha ripreso la sua vacanza che aveva come meta successiva l’isola del Giglio, dove, appena arrivato, ha fatto un giro con un elegantissimo motoscafo modello Riva, carico di bellissime amiche e bottiglie di champagne, d’altronde dopo l’eroismo ci vuole un po’ di sano relax, come ci insegna dagli anni ’60 ogni episodio di James Bond.
E così cala un’ombra di perplessità in noi poveri mortali che non siamo ancora stati illuminati dalla fama, dal successo e dalle verità spirituali che evidentemente chiarificano la visione esistenziale del divo nordamericano: dobbiamo sorbirci le immagini di Richard che sale sulla Open Arms (Non sto a specificare la vicenda, perché, a parte le periodiche crisi di governo, le questioni dell’immigrazione sono le uniche cose di cui ci parlano i mezzi di informazione) e abbraccia i fratelli africani insegnandoci la fratellanza, dispensando a favor di telecamera quel savoir faire e quel fascino impossibile dal celare, stringendo le mani del prossimo con l’intensa e controllata fisicità che lo caratterizza, il dominio del sorriso e dello sguardo, le parole di chi sa di essere in un teatro vasto quanto il mondo, conscio che la sua realistica performance contribuirà ad arricchire la sua immagine di attore impegnato, di ispirato benefattore e messaggero di pace, probabilmente a beneficio del pubblico americano e dei colleghi del milieu cinematografico orientato quasi universalmente su posizioni sinistroidi, ovvero quelle linee di pensiero simili a maligni meridiani d’ombra che coprono trasversalmente i continenti diffondendo l’ipocrisia dei finti buoni, dei radical chic e delle masse degli ignoranti veri che si riconoscono tra le altre cose nella legalizzazione in materia di droghe più o meno leggere e in un simulato antirazzismo (Sono questi ormai i due pilastri d’un sistema di pensiero originariamente molto più articolato), laddove il buon senso ci dice che le droghe fanno male e l’immigrazione incontrollata va arginata per evitare conseguenze potenzialmente catastrofiche.
Che venga a vivere in Italia il nostro Richard, l’amico del mondo, provi a capire i problemi legati a un’immigrazione incontrollata negli anni, si accerti dove approdano molti di questi individui alla ricerca d’un mondo migliore che finiscono per diventare bassa manovalanza per la criminalità, lavorando in condizioni di illegalità e sfruttamento al soldo di scaltri negrieri,  per non parlare di quei minori che scompaiono nel nulla, verosimilmente preda dei trafficanti di organi. Verso quali sogni vuole inviare i giovani immigrati questo buddhista che a giudicare dal numero di mogli e relazioni ignora quel distacco dalla matassa dei desideri che la sua religione prescrive: è meglio che si informi sui probabili destini e dalle verosimili destinazioni di questi sognatori clandestini sedotti da scafisti senza scrupoli e ingannati da vaste e ramificate organizzazioni criminali. Chi promette di accogliere chiunque in Europa rende concreta la promessa dei traghettatori infernali, che sarebbero impotenti e innocui se qualcuno non completasse il loro lavoro di maldestro trasporto. Quei politicanti che da anni ci parlano come Richard sono i veri responsabili dei problemi di convivenza in superficie e dei morti sottomarini, anime in pena che hanno creduto alle favole dei buonisti, come voci di sirena i fiumi della retorica li attraggono verso l’alto mare e poi, dato che non c’era reale bontà, sia chi sbarca sia chi affonda naufraga nel vuoto dell’ipocrisia. E muore, perché di ipocrisia si muore. Poi non bastano le argute opere teatrali ad hoc, le canzoni, i talk show per redimerli. Tanto dopo i morti diventano tutti buoni, mentre il vivo viene ritenuto così facilmente cattivo se ha il coraggio di dire quello che pensa…
Accogliere questi profughi indiscriminatamente significa essere l’ultima componente della filiera che parte dalla criminalità dei mercanti d’uomini e dei famigerati scafisti con rapporti consustanziali col terrorismo islamico. Se invece di persone trasportassero droga, la lasciassero alla deriva e noi italiani ci occupassimo dell’ultima parte del viaggio e poi la mettessimo noi in circolazione sul mercato del nostro paese, non saremmo noi altrettanto responsabili del successo di questa attività criminosa, non ne saremmo palesemente laidi complici? Non è complice di tutte quelle morti in mare proprio chi propone come Richard Gere l’ospitalità ad oltranza, il salvataggio e l’accettazione aprioristica, rendendo concreta la speranza che anima questa gente a salpare? Se costoro sapessero che il respingimento è la norma, l’immigrazione clandestina è un reato, nessuno rischierebbe vanamente la vita per una missione impossibile, spendendo per il viaggio cifre considerevoli che sono poi sistematicamente reinvestite nelle attività criminali, nel terrorismo e nelle alleanze strategiche con differenti mafie, e si sarebbero così evitate le infinite morti nel mediterraneo.
 Caro Richard, liberati dalla retorica! Vai in Africa, aiuta questa gente, sporcati la faccia e le mani senza trucchi cinematografici, con i tuoi soldi quattro Stati africani possono risorgere, si vive anche con poco, lo sanno anche molti italiani che forse non sono quelli che conosci tu: non venirci a dire che leggi dobbiamo promulgare o come risolvere i nostri problemi, è un po’ presuntuoso indicarci la via dal tuo limbo di irrealtà tra Pretty Woman, Cindy Crawford e il Dalai Lama, residenze sfavillanti dove per vicini hai solo i tuoi pari di censo e di fama; non sfruttare la figura pubblica per esprimere opinioni che la gente potrebbe approvare solo perché proviene dal loro divo. Non tutti distinguono tra l’uomo e il personaggio, è facile essere eroi dove il copione è già scritto e ogni ciak dura pochi minuti.
Non sei neanche venuto apposta, hai approfittato della vacanza in Italia per regalarti questo siparietto umanitario…
Non so se il nostro maestro dell’umanità sta ancora proseguendo le sue vacanze italiane o se è già tornato in una delle sue ville hollywoodiane, dove, volendo, il buon samaritano brizzolato potrebbe stipare più immigrati clandestini di un centro  d’accoglienza, non mi interessa. Il buddhista dall’animo equanime può stare tranquillo, ha accumulato tanto successo, fama, capitali e karma positivo che sarà un privilegiato anche nelle prossime cinque reincarnazioni.
Emanuele Palli

Lascia un commento