Il laboratorio si è ormai trasformato in un bordello a cielo aperto e chi dovrebbe calcare le corsie con occhio clinico, occupato e preoccupato per i pazienti corre invece verso i morbosi rispecchiamenti narcisistici della notorietà, trasformando in lavoro l’indecente tradimento d’ogni verità. Non sopporto più che le puttane (il termine è bisex) del vaccino vengano trattate come regine, prime donne di regime in ogni trasmissione pubblica. Anche perché questa unicità ne esalta i lati peggiori, ne gonfia l’innata vanità. Abituato a confrontarsi quasi sempre con contesti genuflessi alla superiorità del verbo biomedico, un figlio di primario come Matteo Bassetti si altera subito non appena nota tra gli ospiti la minima e spesso mutila obiezione, ricordando agli interlocutori che loro non sono dottori, dunque sono solo degli ignoranti, non hanno diritto di esprimere la propria opinione. Il virologo Massimo Galli, che ama immedesimarsi nel ruolo di risolutivo Churchill di questa guerra fantascientifica parla con sufficienza di colleghi in disaccordo con lui e biasima i politici che non si rivelano all’altezza delle sue indicazioni strategiche: dalla poltrona del suo studio o del suo salotto sviluppa immaginari piani antipandemici alternando sorniona indolenza e lucido delirio. Pregliasco, forse il più pacato, ha l’espressione di chi proviene da un lungo letargo sotto il niveo manto d’un camice bianco, ma si scalda solo se lo si accusa di essere troppo in televisione o quando si nega in sua presenza la sacralità del vaccino. Crisanti poi sembra trovarsi più a suo agio con il romanesco che con l’italiano e, scusatemi l’ipotesi diagnostica, presenta forse un disturbo di personalità multipla, per cui convivono e si alternano in lui le opinioni di un pro vax e un no vax che non si accorgono di coesistere in uno stesso individuo. Peccato però che questi portavoce ufficiali delle ragioni del siero distillato da ditte immerse in soluzioni poco trasparenti non vogliano evidentemente altri medici o altri scienziati presenti in diretta insieme a loro: forse temono qualche domanda un po’ troppo specifica, qualche osservazione troppo circostanziata; dunque i succitati e sovreccitati esemplari accusano gli altri di ascientificità, ma poi vogliono essere gli unici specialisti a parlare dal pulpito, per continuare ad ergersi ad autorità, laddove in realtà il principio di autorità è la negazione della scienza, che è appunto superamento di ogni verità assoluta e continua apertura al confronto. Per fortuna, pur in assenza di contraddittorio, costoro hanno almeno il vizio benefico di contraddire continuamente se stessi e quanto detto poche puntate prima… E poi perché dovrebbero essere solo questi quattro gatti o quattro Galli che spadroneggiano in tv ad avere un curriculum adeguato o un’altra ragione necessaria e sufficiente per essere lì, mentre sul piano della ricerca scientifica sono più che altro dei parvenus, poveri di luccicanza accademica e soprattutto profondamente ignari del fatto che la scienza è scoperta perenne, stupore, meraviglia, non un tappo ottuso o un ciuccio osceno sulla bocca della verità?

Emanuele Palli

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